L'imitatore di se stesso di Tiberio Cianciotta
 
Uno dei test più "istintivi" è legato alla policromia prim'ancora che ai segni grafici: 
sollecitare la psiche attraverso il colore. 
Provate a "giocare" coi colori di Maurizio Sacchini; 
provate a svegliare l'io nascosto con la tavolozza sacchiniana, provateci.
Scoprirete delle sensazioni bellissime, anche se intraducibili sul piano emozionale. 
Non è un gioco solo teorico se, chi scrive, l'ha provato prima con se stesso, 
poi con altri.Giovani, meno giovani, donne, uomini, colti, incolti, tutti insomma, 
si sono trovati improvvisamente dinanzi ad una realtà 
visiva e cromatica ora inquietante ora elettrizzante,
quasi che all' interno di ciascuno si ravvivasse uno "spazio" inesplorato,
si accendesse il contatto con quella parte intima con cui non riusciamo a colloquiare.
Pittura con risvolti psicoanalitici quella di Sacchini? Una domanda difficile. 
E se è difficile la domanda figuratevi la risposta. 
Di sicuro il "segno"
Il mondo di Sacchini è al caleidoscopio.
Il suo reale si sfaccetta, turbina, svaria, non si lascia prendere vivo: 
ed ecco iridi pericolose che si tingono di
arancio, azzurro, trasudando umori solari ("LE QUATTRO STAGIONI"), 
o archi futuristi che sovrastano esseri umani, insetti infinitesimali ("INCONTRO..."). 
E poi alcune citazioni narrative dei maestri americani del Novecento
 ("PIOGGIA ACIDA"), un omaggio al Dalì surrealista ("SPIRALE 30"),
realtà filamentose al microscopio, meduse e Big Bang ("FLASH"). 
Un interrogarsi incessante sulle possibilità del vedere...
Ingrandimenti cellulari ("PENSIERI NOTTURNI") che a volte esplodono in rose futuriste 
("FUORI TESTA"). Il linguaggio di Sacchini è un linguaggio composito, 
spesso discontinuo, ma tormentato come un occhio cieco.

 

Centrismo antropologico di Vito Antonio d'Ambrosio.

In evidenza, nei lavori di Maurizio Sacchini, 
il rapporto con la “storia”.
Rapporto che chiarisce istanze artistiche ed estetiche in base 
al principio di legittimazione
delle fonti culturali.
Con tale penetrazione, il lavoro di rivisitazione si mescola all’abilità compositiva,
mentre le
qualità formali esplicano tutta la forza comunicativa 
nel proporre contenuti aderenti ad un
vissuto socializzato.
A questa funzione esplicativa dell’idioma artistico di M. Sacchini, 
sotto-intende la volontà
di essere “legibili”,
grazie alla storicizzazione del linguaggio usato, grazie, soprattutto, 
alla
salvaguardia di alcuni valori immutabili della pittura: il racconto e il colore.
Elementi questi che M. Sacchini sottolinea: il primo, con l’estrema perizia per 
l’organizzazione
ed articolazione dello spazio pittorico,
il secondo con la capacità espressiva delle bande cromatiche.
E’ sufficiente riconoscere nel “centro” dello spazio rappresentativo, 
il motore di tutta l’opera-
zione narrativa per capirne ed intenderne la portata.
Se si volesse speculare, si potrebbe parlare di un “centrismo antropologico” 
finalizzato alla
costruzione e allo sviluppo delle “apparenze senza drammi".
Non a caso, la tensione che anima lo spazio non è polarizzata sulla drammaticità, 
quanto sul
senso ludico delle combinazioni (uso di materiali diversi) 
per la creazione di nuove relazioni, gestibili come
(nuovi) patrimoni di una storia in continuo movimento.

GEOMETRICO

 

 
In un impulso estremo i segreti insondabili del tempo di Alvaro Valentini

La ricerca pittorica di M. Sacchini, sognata e meditata,
rivela l'incanto primigenio del simbolo, 
filtrato nella luce e nel colore.
In questa dimensione,
divisa fra logica e fantasia,l'autore indaga 
gli effetti di ripetitività e simultaneità degli elementi cinetico-visivi. 
L'operazione artistica, mutevole a seconda delle angolazioni prospettiche, 
rivela l'impronta gestuale e segnica,
che riesce a rendere dinamica l'intera superficie 
in virtù del movimento ritmico continuo o degli input visivi
emergenti dalla materia pittorica stessa, 
come tanti segni in sospensione dei segreti moti dell'animo. 
Gli effetti plastico-luminosi dei rilievi vengono
ad assecondare la propensione dell'autore 
all'astrazione,
a suggestioni di tipo emotivo e psichico. 
Sacchini fonda la sua arte su una concezione spaziale atemporale,
intesa come immensa riserva di energia cosmica. 
In questo contesto si cala la capacità creativa dell'autore, 
proteso a ripensare la realtà nell'ottica della rifrazione o del frammento. 
Come per catturare in un impulso estremo i segreti insondabili del tempo.
E i dipinti, specie quelli materici,
rivelano come d'incanto una stupefacente sensazione di fondo, 
mirabilmente accorpata ad un'infinità di piccolissime pietruzze sfaccettate, 
raccolte e fuse nel bagno amniotico di un cromatismo articolato, 
che richiama tendenze surreali ed esiti materici dell'informale.
Ne fuoriesce un mosaico suggestivo e composito, 
pulsante di mondi diversi e concatenati,di infiniti nuclei dialettici, 
depositari di antiche memorie e di esaltanti proiezioni cosmiche.
L'impaginazione stessa, segnata da simboli dinamici e figure geometriche,
è sottesa a una visione spaziale della realtà,
un connotato pittorico che travalica 
l'immanente
per farsi voce e scrittura dell'universo.

G M III  T 90  cm. 70x100

 

Una recherche senza fine
di Donato Conenna.
 

La meraviglia del colore e della luce
di
Lucio Del Gobbo
.

La meraviglia del colore e della luce sembra la condizione prevalente e permanente in cui 
si trova immersa la ricerca espressiva del giovane M. Sacchini. 
Una meraviglia che non esclude l'artista da altri entusiasmi che il reperimento di una espressività 
sempre più consona alle proprie sensazioni e pensieri gli procura, 
ma che certamente appare come elemento caratterizzante della sua produzione. 
È stato notato, ed è pur vero, che la linea ed il segno, 
con applicazioni soprattutto nel senso della geometria e della prospettiva, 
aprono le visioni di Sacchini ad una spazialità sorprendente, proiettandole, 
o meglio, introducendole in dimensioni extratemporali e metafisiche, 
ma questo stimolo alla liberazione verso "altri" territori o, 
se vogliamo ammettere, verso una dimensione di spiritualità, 
ci sembra soprattutto sorretta nelle opere dall'effetto cromatico e luminescente della materia. 
Del resto, l'infanzia artistica di Sacchini, quella della prima sperimentazione, 
non a caso si è esercitata sulle potenzialità espressive della materia attraverso linguaggi 
senza forma e senza impianto disegnativo; proprio per saggiare al limite quel tipo di possibilità, 
dimostrando implicitamente, con chiarezza, la direzione della sua ricerca. 
Abbiamo usato l'aggettivo "giovane" per quest' artista alla soglia dei quarant' anni, 
ed abbiamo insistito a considerare le fasi giovanili della sua storia artistica, 
perché la seconda condizione caratterizzante del suo lavoro ci sembra consistere 
in quella persistenza di una situazione di aperta e libera sperimentazione, 
di una ricerca cioè che si esercita come condizione "in progress", 
non escludendo anzi proponendo una necessità di eclettismo. 
Ed è questa un presupposto di giovinezza che non tanto si rapporta agli anni, all'età fisica,
quanto a uno stato di curiosità e ad un'ansia di scoperta che sono appunto caratteristiche giovanili. 
Questi presupposti ci sembrano fondamentali per la definizione di un'esperienza 
complessa ed ormai sufficientemente lunga che nella sua globalità si è esercitata 
all'insegna della polivalenza e senza escludere una utilità applicativa nel disegno come nella grafica. 
L'opera che meglio dimostra le tendenze di ricerca sopra accennate ci sembra essere "SPIRALE 20"; 
in essa risulta evidenziato l'uso luminescente del colore e, nella contrapposizione tra geometrismo e linearismo lirico, 
appare emblematizzata quell'ansia di indipendenza e di sperimentazione a cui si è fatto cenno.


 

Giochi della fantasia ed angoscia del vivere quotidiano
di
Sergio Di Diodoro.
 

Spazialità che suscita meraviglia
di
Noemi Gambini.

M. Sacchini, artista teso ad una continua ricerca in cui luce e colore si fondono 
in un meraviglioso abbraccio di forme.
La protagonista delle sue grafiche è la linea curva 
che quasi sempre assume la forza di una
Spirale, 
quasi ad indicare un movimento perpetuo, direbbero alcuni, 
o a rappresentare l'età contemporanea, direbbero altri, 
dominata dai media elettronici che trasmettono attraverso sinusoidi.
Sacchini possiede un concetto di spazialità che suscita meraviglia, 
dato che riesce a proiettare le
proprie figure in una prospettiva quasi metafisica, 
dove esse assumono il magico valore dei simboli.
Si tratta appunto di triangoli, cerchi e sinusoidi, 
che s'intrecciano rincorrendosi in un moto che tende all'infinito.

China su cartoncino rosso 90 cm.60x40
 

Forme scaturite dal mondo dell'energia
di
Maria Mancini.

Numerose sono le componenti che animano l'opera di questo artista, Maurizio Sacchini, già dedito alla pittura da vari anni. Da alcuni lavori in cui sembrano essere messe in scena visualizzazione di forme scaturite dal mondo dell'energia ("FLASH" - "LE QUATTRO STAGIONI" - "PENSIERI NOTTURNI"), piccoli teatri in cui elettromorfe irradiazioni animano la composizione, si passa ad altri lavori in cui forme astratte, spesso improntate ad un vago onirismo, rivelano un profondo interesse del pittore verso problemi compositivi ("METAMORFOSI" - "SPIRALE 20"). 
Sacchini sceglie di rimanere nelle due dimensioni del dipinto anche se dimostra di non essere insensibile al fascino della materia e all'invasione dello spazio reale. In alcune occasioni utilizza, in integrazione a i suoi ricercati accordi cromatici, un materiale quotidiano e artificiale, quale il vinavil. In altri dipinti, come in "III G.M.", è un altro elemento quotidiano, questa volta appartenente al regno della natura, a fare la sua comparsa: il sassolino. 
Distribuiti con apparente casualità nella composizione, i sassolini animano la superficie della tela contrapponendosi al forte senso dello spazio datoci dall'illusione delle forme e dei colori. 
Lo sfondo dipinto infatti, nonostante l'evidente lontananza da una eventuale realtà fenomenica, 
viene animato da zone di luce/colore, inscindibile nel loro legame, che provocano effetti di profondità  spaziale.   
Profondità suggerita anche dalle stesse figure astratte poste appunto come in fuga prospettica nella forte spazialità e dichiarata ambiguità dello sfondo.

Le quattro stagioni  82  olio su tela cm. 70x100

 

I confini obbligati della tela non esistono
di
B. G. Minerbi.

Sacchini è un artista originale che cura molto i dettagli, sempre attento ad ogni stimolo esterno proveniente sia dal mondo artistico che da quello quotidiano;
come un filosofo è in continua ricerca, scruta nel passato, ricollegandosi al presente e proiettandosi verso il futuro.
Anche se si riallaccia a motivi su cui ha già lavorato,
non è mai ripetitivo poiché ogni volta rinnova i suoi segni e le sue idee.
Di carattere introspettivo raffigura gli stati d'animo
ed è capace di una continua ricerca di tipo mentale che concretizza poi con il segno,
 alterna lavori pittorici che possono spaziare da composizioni astratte costituite
da elementi geometrici che creano con i loro tratti nitidie ben definiti un completo
controllo materico che è posto a metà tra la libertà creativa e la sua istintività naturale.
I suoi quadri hanno un rigore logico esternato con un linguaggio fondato
sulla ripetizione di segni ed elementi geometrici.
Riesce a creare delle opere di una altissima godibilità fondendo elementi
dissonanti come spirali, ritmi dinamici e sinuosi, con figure geometriche ben delineate.
Nelle sue creazioni fantasiose i confini obbligati della tela non esistono,
le sue forme coinvolgono in una tale maniera da riuscire a sbalzare
l'osservatore in uno spazio dimensionale irreale basato sul rapporto,
che nelle creazioni di Sacchini è inscindibile, tra sonorità musicali e linguaggio pittorico.


L' Isola non Trovata I  91 tecnica mista su legno cm. 130x60

 

Il quadro: contenitore di forze in continua tensione
di Isabella Monti.

Nella astrazione e nella materialità dell'opera " G.M. II " individuo le cifre del lavoro di  M. Sacchini. Un binomio intrigante, che reclama attenzione con tutta la forza che c'è nella distanza tra i due termini.   
Da un lato il rapporto razionale con il segno e con il colore. Un segno "grasso" che scontorna e delimita con esattezza la superficie ed un colore che sta al gioco del segno, lo asseconda, ne rispetta lo spazio creato.
La forma figurativa si scompone in forme geometriche che si separano, si mescolano, l'una entra dentro l'altra e, nel passaggio, una nuova ne è creata. Sembrerebbe una immagine "fredda": distaccata e vaga nostalgia di futurismi trascorsi.
Non è così; la materialità del fondo pastoso non gioca allo stesso modo: risponde alla ragione formale con la discontinuità di una superficie sofferta (un velo di piccoli sassolini mischiati al colore). Il valore pittorico del fondo non sta nel colore puro, quanto invece nella suggestione corporea della materia, non arginata da schemi o da diaframmi.
Uno sfondo puramente informale, quindi, sul quale prende letteralmente vita una impalcatura compositiva che si "ammorbidisce" e si "riscalda".
Da questa ambiguità traspare un interrogativo, la sensazione di una stato "in fieri".
Dal magma terroso e greve si eleva un'immagine la cui dinamicità virtuale è frenata, irretita.
Il quadro è contenitore di forze in continua tensione; l'occhio non riposa, deve essere pronto ad accettare questa impermanenza, dove privilegiare il percorso più che il traguardo, il "farsi" dell'immagine più che il suo definirsi.


G M II  1988  Olio e pietruzze su tela cm 30 x 40
 

 

La pupilla è il nero assoluto di Giovanni Prosperi.

Maurizio Sacchini sa che la pupilla é il nero assoluto.
A volte per non soffrire la trasforma in forme che non le fanno vedere niente. 
Sacchini ha un sanissimo dubbio sulla materia dell' iride:
con quale colore posso vedere la luce? La risposta impazzisce.
I suoi acquerelli sono il suo occhio sinistro nel battere della palpebra 
dopo che il sole l'ha accecato per un attimo: Polaroid naturali in completa assenza della natura.
 L' occhio destro sempre aperto, controlla la discesa per deviazione epicurea dell' atomo,
a volte uno, a volte tre, come se non bastasse tutto ruota attorno ad un triangolo dal vertice in basso:
la caverna metafisica sorretta dalla caverna fisica che deve il suo sostenimento 
alla curva base che chiudendosi nel cerchio ruota nell' immobilità perfetta dell' immagine 
fino a far uscire dagli occhi altre forme per un logico tributo all' iride. 
Di contro la pupilla di Sacchini acceca l' iride nel suo autoritratto. 
Sacchini attende, guarda verso l' alto e non timidezza ma attenzione:
chi ti guarda conta poco, conta chi si aspetta di guardare.

Solitudine allo specchio  1988  (Part.2) Olio segatura e sabbia su tela cm. 100 x 70

 
 

 

 

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